Un inizio d’anno in armonia: la Corale Polifonica di Ausonia e il Concerto di Capodanno

Una chiesa colma, un pubblico attento e partecipe, un clima di ascolto autentico e profondo. Così Ausonia ha accolto il nuovo anno con il tradizionale Concerto di Capodanno della Corale Polifonica del Comune di Ausonia, un appuntamento che nel tempo è diventato parte integrante della vita culturale e affettiva della comunità.

Nel Santuario della Madonna del Piano, la musica non è stata solo esecuzione, ma incontro. Le voci della Corale hanno dato forma a uno spazio di condivisione, in cui il silenzio e l’ascolto hanno accompagnato ogni nota, restituendo al pubblico la bellezza di un tempo lento, raccolto, partecipato. Un momento semplice e vero, capace di unire generazioni e sensibilità diverse.

Durante la serata è emerso con chiarezza un sentimento comune: la musica come linguaggio che unisce, come gesto capace di avvicinare e creare legami. Lo ha raccontato il maestro direttore Simone Palazzo, parlando della gioia di iniziare l’anno attraverso la musica, in un luogo che sa accoglierla e custodirla; lo ha ribadito la vicesindaca e assessora alla cultura Stefania Pinchera, portando i saluti dell’Amministrazione comunale e ringraziando la Corale per l’impegno, il sacrificio e le tante prove che durante l’anno rendono possibili momenti come questo. Un invito, il suo, a fermarsi – in un tempo che corre veloce – per ascoltare in silenzio buona musica, riscoprendone il valore più autentico.

A dare voce al senso più profondo dell’esperienza corale è stata Annamaria Pellegrini, presidente della Corale Polifonica, che ha raccontato con parole sentite cosa significhi far parte di un coro amatoriale. Un coro in cui non tutti leggono il rigo musicale, ma in cui tutti condividono la stessa passione per il canto e il desiderio di crescere insieme. La polifonia, ha ricordato, non è mai facile: nasce dal lavoro silenzioso di ogni sezione, dall’ascolto reciproco che insegna il rispetto e dalla guida del maestro, quando le voci si avvicinano, si intrecciano e, quasi per incanto, diventano una sola armonia.

Voci diverse, tre o quattro linee che procedono autonome ma unite dall’impegno, dalla costanza e da un percorso comune fatto di prove, concentrazione e dedizione. Un cammino che va oltre la musica, perché anche quando le note si spengono restano l’amicizia, i momenti condivisi, i legami che nel tempo si sono rafforzati, fino a trasformare il coro in una famiglia vera e solida, capace di crescere insieme, nota dopo nota.

A sottolineare ulteriormente il valore della serata è stato anche don Riccardo Pappagallo, che ha ricordato la bellezza della musica come dono: qualcosa che accompagna, eleva e unisce, parlando al cuore delle persone e rafforzando il senso di comunità.

Parole diverse, voci diverse, ma un unico filo conduttore: quello di una comunità che si riconosce, che si ritrova e che sceglie di cominciare l’anno insieme, nel segno della cultura, dell’ascolto e della bellezza.

È stato un inizio d’anno discreto e autentico, di quelli che non fanno rumore ma restano. Non solo un appuntamento sul calendario, ma un gesto condiviso, capace di lasciare un segno profondo nella memoria di chi c’era.

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