Una serata che possiamo definire, senza esitazione, quasi storica. Il 24 febbraio, al Grand Hotel Miramare, a meno di venti metri dall’antico tracciato della Via Appia, si sono intrecciati due momenti di altissimo valore culturale: la Tavola Rotonda “Appia Regina Viarum e la Cucina Italiana: patrimoni UNESCO” e la XXIV edizione del Premio enogastronomico “Angelo Celletti”, organizzato dall’Associazione Cuochi del Golfo. Un incrocio simbolico e concreto tra storia e gusto, tra patrimonio materiale e patrimonio immateriale, tra passato e futuro.
L’incontro, promosso dall’Associazione Internazionale Progetti Ulisse in collaborazione con l’Associazione Cuochi del Golfo, presieduta da Mario Marino, ha posto al centro una riflessione strategica: il riconoscimento UNESCO deve trasformarsi in occasione concreta di sviluppo condiviso. Si è parlato di governance, di modelli capaci di tradurre il patrimonio culturale in valore economico sostenibile, di turismo consapevole, di identità e di comunità. L’Appia non è soltanto un’antica strada romana: è un asse generativo attorno al quale sono nate città, economie, tradizioni gastronomiche. E proprio la cucina rappresenta oggi il linguaggio più immediato e universale per raccontare questa continuità storica.
La serata conviviale ha assunto un significato ancora più profondo perché coincidente con il trentennale dell’Associazione Cuochi del Golfo.
A condurre l’evento, con competenza, eleganza e consueta padronanza della scena, è stato il professor Giuseppe Nocca, esperto di nutrizione, docente di lunga esperienza e voce storica delle manifestazioni associative. Con il suo stile brillante ma rigoroso, ha saputo alternare momenti tecnici, racconti storici e note di leggerezza, guidando il pubblico in un percorso che è stato insieme culturale e conviviale.
In un clima carico di emozione e memoria condivisa, la parola è poi passata al presidente Mario Marino, custode e testimone di un percorso che attraversa tre decenni. Con tono sincero e autentico, ha ripercorso l’inizio di questa avventura, ricordando come tutto fosse nato quasi per gioco, con la leggerezza delle idee che non immaginano ancora il proprio destino. E invece, passo dopo passo, quell’intuizione si è trasformata in una realtà solida e rispettata.
Oggi ricorre un anniversario importante, come ha detto il professor Nocca. Quando siamo partiti sembrava quasi uno scherzo. Poi, strada facendo, tutto è diventato sempre più serio, grazie alla forza degli associati, alla forza dei cuochi e degli sponsor che ci sono vicini e che danno anima a queste serate. Penso che gli altri abbiano sempre maggiore fiducia in noi, se noi sappiamo vendere bene la nostra gastronomia.
Parole semplici, ma dense di verità: la forza di un’associazione non sta solo nell’organizzazione degli eventi, ma nella coesione, nella credibilità costruita nel tempo, nella capacità di raccontare e valorizzare la propria identità gastronomica.
A rafforzare questo concetto è intervenuto poi Aldo Riccio, segretario dell’associazione e regista organizzativo della serata, che ha sottolineato come il segreto di questa longevità risieda nel saper fare, nel restare uniti, nel creare sinergia:
“Non individualismi, ma squadra. Non improvvisazione, ma cultura condivisa. Non rivalità, ma collaborazione.”
È questa la ricetta che ha permesso all’associazione di custodire e tramandare la cucina del territorio, valorizzandone prodotti e tradizioni. Trent’anni non sono soltanto una ricorrenza. Sono mani che hanno impastato, volti che hanno condiviso fatica e sorrisi, piatti che hanno raccontato stagioni, territori, storie familiari. Sono un patrimonio costruito lentamente, serata dopo serata, nel segno della continuità. E proprio questa continuità trova la sua espressione più concreta nel Premio “Angelo Celletti”. Perché se l’associazione rappresenta la casa, il premio ne è il cuore pulsante. Non una semplice competizione, ma un rito collettivo. Un passaggio di testimone ideale tra generazioni di cuochi, tra professionisti e appassionati, tra chi custodisce la tradizione e chi la reinterpreta con rispetto. Dopo aver celebrato il cammino compiuto, la serata è entrata così nel suo momento più vibrante: quello in cui la memoria si trasforma in gesto, tecnica, creatività. In cui l’eredità di trent’anni prende forma nei piatti presentati, nei profumi che si diffondono in sala, nell’emozione palpabile dei concorrenti. Il Premio “Angelo Celletti” non interrompe la storia dell’associazione: la rinnova. La rende visibile. La proietta nel futuro.
Nove i concorrenti in gara, con una significativa presenza femminile. Professionisti e appassionati si sono confrontati su un tema libero, ma con criteri ben definiti: equilibrio dei sapori, tecnica, impiattamento, mangiabilità e tipicità. È emerso un racconto gastronomico coerente con il territorio: mare e montagna che dialogano, stagionalità rispettata, ingredienti locali valorizzati senza eccessi. Determinante è stato il ruolo della giuria, che ha trasformato la competizione in un vero momento di crescita collettiva. In particolare, lo chef Ennio Agresti, professionista del Summit di Gaeta e chef di Villa Maria Teresa a Formia, ha sottolineato la complessità del giudizio e il livello generale delle proposte, evidenziando come il confronto tecnico sia stato serio e approfondito. Accanto a lui, hanno portato il loro contributo Stefano Paone e Enzo Maiello, storico direttore di hotel, ciascuno con competenze e sensibilità differenti, ma tutti concordi nel riconoscere la qualità elevata dei piatti presentati. Il giudizio della giuria non si è limitato a decretare vincitori, ma ha favorito un dialogo tra generazioni di cuochi, valorizzando l’interpretazione personale della tradizione e stimolando la crescita dei partecipanti. La presenza di concorrenti non professionisti, infatti, dimostra quanto il patrimonio culinario locale sia vivo, radicato e in costante rinnovamento, capace di trasmettere passione e cultura gastronomica al di là delle cucine professionali.

La proclamazione dei vincitori è stata accolta con emozione e partecipazione sincera, suggellando una serata di alta qualità gastronomica. Il terzo posto è stato assegnato a Elena Consoli, che pur non essendo una professionista ha ideato un piatto dall’elevata qualità tecnica e dall’ottimo equilibrio dei sapori. Il secondo posto è andato a Antonio Mignano, del ristorante Bacchettone e Zazà di Castelforte, che ha mostrato tecnica e creatività nel rispetto della tradizione locale. Il primo posto è stato conquistato da Assunta Flauto, dell’Osteria 43 di Maranola, con una proposta capace di coniugare equilibrio, tecnica e forte identità territoriale, conquistando all’unanimità la giuria. Un podio che riflette perfettamente lo spirito autentico del Premio “Angelo Celletti”: passione, competenza e radicamento nel territorio.

Presente alla serata anche il Sindaco di Itri, Andrea Di Biase , che ha sottolineato il legame profondo tra territorio e gastronomia: «La serata conviviale segue una tavola rotonda sul filo conduttore Appia e cibo. Il nostro territorio si è sviluppato attorno a questa storica strada romana e conserva tradizioni uniche. Ogni città, da Gaeta a Formia, Itri e Fondi, vanta piatti tipici irripetibili». Di Biase ha inoltre ricordato il suo legame personale con l’Associazione Cuochi del Golfo: «Oltre a essere sindaco, sono qui come amico: l’associazione valorizza i prodotti locali e racconta la nostra storia attraverso la cucina».
A chiudere la XXIV edizione del Premio “Angelo Celletti” è stato il tributo al lavoro di chi opera dietro le quinte. La brigata di cucina ha saputo trasformare ingredienti locali e stagionali in piatti di grande equilibrio e tecnica, mentre la brigata di sala ha garantito un servizio impeccabile, attento ai dettagli e capace di valorizzare l’esperienza conviviale dei partecipanti e del pubblico. Un momento particolarmente emozionante è stato la consegna della medaglia da parte del segretario Aldo Riccio a Felice Marino, definito dallo stesso Riccio “la mascotte” dell’associazione. Sempre presente durante le manifestazioni e instancabile nel supporto all’associazione, Marino ha ricevuto il riconoscimento con grande commozione. Rivolgendosi agli associati, ha ringraziato lo zio Mario, tutti i membri dell’associazione e ha promesso: «Continuerò a essere sempre presente, perché questa associazione è parte della mia vita».

La serata ha celebrato non solo l’eccellenza gastronomica, ma anche i trent’anni di storia, passione e dedizione dell’Associazione Cuochi del Golfo. Trent’anni di mani che impastano, di sorrisi condivisi, di ingredienti che raccontano la nostra terra, di piatti che custodiscono memoria e futuro. Tra applausi, emozioni e gratitudine, la manifestazione ha ricordato come ogni gesto, ogni presenza e ogni sapore contribuiscano a scrivere una storia che va oltre il semplice premio: una storia di comunità, di passione e di amore per il territorio.
