Nella suggestiva Abbazia di Montecassino, nella sala dedicata a San Benedetto, patrono primario d’Europa, si è svolta la presentazione del libro “Un sentiero per l’Europa: da Montecassino a Ventotene, Dall’Europa dei Padri all’Unione Europea” del professor Fabio Miele. Un incontro che non è stato soltanto un evento culturale, ma un vero e proprio momento di riflessione collettiva, capace di toccare corde profonde. Fin dalle prime battute, l’autore ha posto una domanda semplice e disarmante: “Chi è l’Europa?”. Non che cosa, ma chi. Una domanda che ha attraversato la sala come un invito a guardare oltre le mappe e le istituzioni, per scorgere l’identità viva e l’anima di un continente che è prima di tutto un popolo. Miele ha spiegato di aver scelto questo titolo proprio per richiamare l’attenzione sull’Europa come soggetto, come comunità trascendente che non può essere ridotta a definizioni geografiche, politiche o economiche. Guardare all’Europa significa guardare alla sua storia, alle sue radici profonde, perché soltanto unendo passato e presente si può immaginare un futuro che abbia senso. In tempi segnati da crisi sociali, economiche e sanitarie, e da una profonda emergenza educativa, l’autore invita a non accontentarsi di una lettura tecnica dei problemi, ma a riscoprire quella visione alta che può nascere soltanto quando l’uomo torna al centro del pensiero. Durante la stesura del libro, rileggendo il Manifesto di Ventotene, Miele ha avuto l’impressione che Spinelli e i suoi compagni non avessero scritto per il loro tempo, ma per il nostro. Una rivelazione che restituisce la misura della loro lungimiranza e che rende ancora più evidente quanta strada resti da percorrere per realizzare davvero un’Europa capace di promuovere il valore della persona, condizione essenziale per una pace duratura, come ricordava Giovanni Paolo II. L’idea di cittadinanza europea, afferma Miele, nasce proprio qui: nella consapevolezza che ogni persona vive dentro un popolo, dentro una storia, dentro un orizzonte di senso condiviso. Il suo saggio interdisciplinare trae ispirazione da tre ricorrenze cariche di significato: la distruzione di Montecassino e Cassino, simbolo di rinascita; la morte di De Gasperi, padre dell’Europa unita; e il Pacis Nuntius con cui Paolo VI proclamò San Benedetto patrono d’Europa. Un’opera che parla a tutti, ma che si rivolge soprattutto agli educatori, custodi del compito più delicato: formare uomini e donne capaci di pensare l’Europa non come un luogo da abitare, ma come una storia da costruire insieme. Alla presenza di Monsignor Gerardo Antonazzo, di Don Antonio Luca Fallica e Don Donato Ogliari, del Rettore Marco Dell’Isola, dell’assessore Maria Concetta Tamburrini, della dirigente Maria Venuti e del presidente del CUS Carmine Calce, l’incontro è stato sapientemente moderato dalla professoressa Stefania Turchetta, che ha accompagnato i presenti lungo questo ideale sentiero che unisce Montecassino a Ventotene, passato e futuro, radici e visione. Un pomeriggio che ha lasciato negli animi un senso di appartenenza, di responsabilità e di speranza: il sentimento profondo di essere, tutti, parte di un’unica grande storia europea.
Foto di Luca Carlomusto
