C’è un momento, durante una serata di musica dal vivo, in cui il tempo smette di correre. È successo domenica 14 giugno al Piccolo Teatro Iqbal Masih di Formia, dove il Coro Evergreen — diretto dal Maestro Ezio Mazzola — ha regalato al pubblico qualcosa di raro: autenticità.
Tutto è cominciato con un’idea semplice. Agosto, quasi due anni fa. Il Maestro Mazzola stava pensando a qualcosa da fare, qualcosa che avesse a che fare con la musica. Fu Augusto Cicorella, del Centro Anziani di Formia, a chiamarlo: “Stavo pensando di mettere su un coro.” Due persone che si scoprivano a inseguire lo stesso sogno.
Il nucleo iniziale era piccolissimo. Pochissimi cantori, una manciata di voci volonterose e un po’ di coraggio. Poi, pian piano, le persone si sono aggiunte — fino a diventare una ventina. Un gruppo aperto a tutte le generazioni: tra i coristi ci sono anche tre giovani ragazze, che con la loro presenza hanno portato energia nuova senza cambiare lo spirito originale. Non musicisti di professione, quasi nessuno capace di leggere il solfeggio, ma tanta voglia di stare insieme, di fare qualcosa che per troppo tempo avevano rimandato.
“Non so cantare. Mi vergogno davanti alla gente.” Frasi che il Maestro Mazzola ha sentito decine di volte all’inizio. E ogni volta la risposta era la stessa: vieni, prova, e poi vedi. Alla fine, quelli che erano pronti ad andarsene al primo applauso del pubblico sono rimasti fino alla fine.
L’Evergreen non è nato per fare concorsi o conquistare palchi importanti. È nato per divertirsi, per sfogarsi, per avere un posto dove andare e qualcosa da aspettare. “L’obiettivo è divertirsi, passare le ore insieme, avere un percorso di crescita”, ha ribadito il Maestro prima dell’esibizione.
E di crescita, in un anno, ce n’è stata tanta. Dopo qualche comparsa natalizia in chiesa, domenica sera è stato il vero esordio: il primo concerto vero e proprio, in un teatro, davanti a un pubblico che aspettava. Quattro voci che a tratti si dispiegano in parti distinte, senza leggere la musica, a forza di allenamento, ripetizione, pazienza reciproca.
Quando gli è stato chiesto quale valore sociale riesca ancora a trasmettere un coro come l’Evergreen — in un’epoca in cui tutto corre e la tecnologia tende a isolare — il Maestro Mazzola ha sorriso: “La risposta è nella domanda. Ci rifiutiamo di rimanere preclusi da una parte. È un’attività che unisce, come facevamo a scuola col teatro: i ragazzi con il cellulare in mano a un certo punto lo posavano e scoprivano che si poteva parlare a voce.” Un coro — ha concluso — ha uno scopo terapeutico e sociale.
La soddisfazione più grande? Non è il risultato musicale. È l’affetto. “Mi circondano di attenzioni, di accortezze. Non è stima: è proprio affetto.”
Dopo il Coro Evergreen, il palco si è trasformato. È arrivata quella che il Maestro ha scherzosamente definito “il gruppo degli stranieri”: sua moglie, sua figlia Carolina, suo figlio Achille — e Lorenzo Di Russo al basso, a dare una mano. La Chatanooga Band (o come li ha chiamati lui stesso, i No Limits) ha regalato un repertorio completamente diverso: evergreen country rock unplugged, dagli Eagles a Taylor, fino a qualche incursione nella musica italiana.
Una storia dentro la storia: Achille e Carolina non sono stati spinti verso la musica. “Non ho mai voluto forzarli”, ha raccontato il Maestro. “La sentivano, finché a turno hanno cominciato a dire: io vorrei suonare, io vorrei cantare.” Achille aveva quattro anni quando ha iniziato al pianoforte. Carolina ha partecipato allo Zecchino d’Oro. “Ce l’avevano nei cromosomi.” E adesso eccoli, sul palco, a trasmettere quella stessa musica ad altri.
La serata si è chiusa con un’immagine bella: il Maestro Mazzola che cita Carosone. “Diceva che se non esci sudato dal palco vuol dire che non hai dato.” E lui, sudato, ha dato. Il Coro Evergreen ha offerto questa serata alla comunità a ingresso libero — e il Piccolo Teatro Iqbal Masih di Via Vitruvio si è dimostrato ancora una volta uno spazio prezioso per Formia. Il Coro Evergreen ha dimostrato che non serve saper leggere la musica per fare musica insieme. Serve solo volersi un po’ di bene.
