Il Rotary Club Golfo di Gaeta – Monti Aurunci ha riunito architettura, cultura classica e amministrazione per interrogarsi sul futuro dei borghi del basso Lazio, tra spopolamento e nuove opportunità.
Un borgo non è soltanto un luogo da visitare: è una storia da custodire, una comunità da vivere e un futuro da costruire insieme. È in questa cornice che si è svolta, la sera del 24 luglio, al Castello di Ausonia, la conferenza «Rotary tra i Borghi», promossa dal Rotary Club Golfo di Gaeta – Monti Aurunci (Distretto 2080) presieduto da Antonella Marotta. Un’iniziativa nata, come ha ricordato la presidente, dal desiderio di portare l’attenzione sui borghi di questa porzione di Lazio, ricchi di storia e capaci di dare ancora molto a chi sceglie di abitarli.
Ad aprire la serata i saluti istituzionali che il vicesindaco e assessore alla cultura Stefania Pinchera ha portato a nome dell’amministrazione comunale e del sindaco Benedetto Cardillo, insieme al saluto della presidente del Club Antonella Marotta. La parola è poi passata ai relatori, chiamati a leggere il tema da tre prospettive diverse e complementari: quella del progetto, quella della storia e quella dell’amministrazione.
Ad aprire la riflessione è stata l’architetto Ippolita Curto, che ha distinto due immagini ormai diffuse: il «borgo bomboniera», ridotto a facciata perfetta da fotografare e portare a casa, e il «borgo merce», luogo di passaggio votato al solo souvenir. A queste ha contrapposto una terza via, quella in cui le finestre chiuse «possono riattivarsi»: un borgo torna abitabile quando ci sono una casa, un lavoro, una comunità. Originaria della Basilicata, «una regione difficile, lontana anche dal punto di vista infrastrutturale», Curto ha rivendicato il valore del restare, richiamando la «restanza» dell’antropologo Vito Teti, i versi e i viaggi del paesologo Franco Arminio, per il quale i borghi «non hanno bisogno di essere salvati, ma solo di essere guardati», e il pensiero di Antonio De Rossi, secondo cui il declino non è un destino segnato ma l’esito di scelte che si possono cambiare. Dalla sua esperienza di progettista che lavora «da ovunque», anche a centinaia di chilometri di distanza grazie alla rete e alla divulgazione online, è arrivato l’invito a ripensare l’abitare medievale come abitare contemporaneo: adattare gli spazi antichi senza stravolgerli, con competenza tecnica e nuova luce.
Di taglio letterario e storico l’intervento del professor Filippo Materiale, docente di latino e greco, già dirigente del Liceo Classico «Tulliano» di Arpino, ex sindaco di Castrocielo e presidente della Provincia di Frosinone, oggi presidente onorario della commissione del Certamen Ciceronianum Arpinas. Ripercorrendo l’etimologia della parola «borgo», ha ricondotto il termine al germanico Burg e al latino burgus, la torre del sistema difensivo, fino al greco pýrgos, la torre già presente in Omero, nell’incontro tra Nausicaa e Ulisse del sesto libro dell’Odissea. Dalle fonti antiche — dal Thesaurus al Forcellini, fino a Vegezio — il professore è arrivato alla poesia: il borgo maremmano e laborioso cantato da Giosuè Carducci in «San Martino» e il ben diverso «natio borgo selvaggio» di Giacomo Leopardi nelle «Ricordanze», dove torna, quasi a chiudere il cerchio, proprio la «torre del borgo».
A chiudere gli interventi, con lo sguardo dell’amministrazione, è tornata l’avvocato Stefania Pinchera, che ha parlato «non solo da cittadina che ha deciso di restare, ma da chi ha preso l’impegno di amministrare». Ausonia, ha spiegato, è tra i borghi «fortunati», con molte persone che hanno scelto di tornare, ma soffre uno spopolamento interno del centro storico e della frazione di Selvacava, aggravato dalle case di emigrati mai passate in successione e persino difficili da censire. Da qui le prime risposte: un nuovo regolamento urbanistico, due acquisizioni di immobili pericolanti da riqualificare e rimettere sul mercato a prezzi vantaggiosi per attrarre giovani famiglie, e bandi ministeriali che hanno già portato all’apertura di una nuova attività di ristorazione nel centro storico.
Con franchezza, Pinchera ha denunciato la «coperta corta» dei piccoli Comuni, stretti tra risorse vincolate e bandi calibrati su pochi settori, ricordando però che rivitalizzare un borgo «non è solo urbanistica»: significa persone, servizi, qualità della vita e senso di comunità. Ne sono prova le iniziative sostenute dall’amministrazione ma nate dai cittadini — dal presepe vivente alla festa medievale del 4 luglio — che hanno visto una quarantina di volontari lavorare per settimane. Il compito di chi amministra, ha concluso, è «stimolare le nuove generazioni», perché anche i più giovani scoprano quanto sia bello vivere il proprio borgo e scelgano di restare.
A chiudere i lavori, il richiamo allo spirito rotariano: costruire ponti tra competenze diverse, promuovere il dialogo, mettere il servizio al centro. «Per me il borgo è famiglia», ha detto la presidente Antonella Marotta: «stare insieme e viverlo insieme». La serata, andata avanti con qualche sorriso nonostante il vento che ha messo alla prova gli allestimenti, si è conclusa con la consegna di un omaggio ai relatori e con i ringraziamenti al Comune di Ausonia, al Museo della Pietra e alla Pro Loco cittadina.
